7 novembre 2009

15 ottobre 2009

Palermo 2020

Ripropongo la stringente argomentazione di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera di oggi, in merito alla candidatura della città di Palermo ad ospitare i Giochi della XXXII Olimpiade:

http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_15/stella-olimpiade_c88dbf02-b95d-11de-880c-00144f02aabc.shtml

28 settembre 2009

Per tirare

Riceviamo via e-mail e volentieri pubblichiamo:

"Stiamo cercando spadisti che vogliano venire, anche occasionalmente, a tirare con gli atleti in carrozzina il giovedì dalle 17.00 alle 19:00 all'ospedale Niguarda di Milano."

Se qualcuno è interessato può contattare:

Carolina Gambirasio
E-mail:
caro.gambi@tin.it
Cellulare: 347 88 30 705

Su iniziativa di Carolina Gambirasio (Acc. Scherma Groane), Maurizio Novellini (Scherma Bresso), Giovanni Lodetti (C.d.S. Marcello Lodetti) e l'A.U.S. (http://www.ausniguarda.it/), presso l'Unità Spinale Unipolare all'interno dell'Ospedale Maggiore Cà Granda di Milano, da un paio d'anni è attivo un corso di avviamento alla scherma in carrozzina.
E' un progetto di gran merito, diretto anzitutto a promuovere lo sport per persone con disabililità motoria e la terapia sportiva nel programma riabilitativo dell’Unità Spinale Unipolare. Ma oltre alla rieducazione fisica e l'affermazione dei valori sportivi, l'impegno è verso gli aspetti di questa realtà a cui siamo perlopiù estranei, come l’integrazione sociale delle persone mielolese, la formazione di personale competente, la comprensione della dimensione di vita di una persona con una lesione midollare.
E' un'occasione che consiglio davvero a tutti per arricchire la propria esperienza sportiva e di vita.

Aries


PS. L'attività schermistica si inquadra nell'ampio programma multidisciplinare in cui si esprime la missione dell'A.U.S., che spazia dalle attività di consulenza psicologica e legale, arte, sport, pet therapy, formazione e divulgazione, musicoterapia, e molto altro.

7 aprile 2009

Attraverso la pratica sportiva l’uomo pone un ultimatum a sé stesso

Qualche tempo fa il sito del Corriere della Sera pubblicava questa fotografia.
La didascalia diceva:


Senza paura - Gli scienziati giapponesi del dipartimento di biofisica e biochimica dell'Università di Tokyo, hanno modificato geneticamente un topo togliendogli in senso della paura. Quando questi topini si trovano alla presenza di un gatto non hanno più l'istinto di scappare e mettersi al riparo. In questo modo hanno dimostrato che la paura è innata, quindi geneticamente determinata, e non dovuta all'esperienza, come comunemente ritenuto (Ko e Reiko Kobayakawa, Tokyo University Department of Biophysics and Biochemistry Graduate School of Science/Ap)

Diamine, ho pensato, ecco qualcosa che potrebbe incidere sulla cultura più di qualsiasi altra trovata. Con una bella spallata di genetica usciamo da questo loop del confronto con la nostra finitezza e veniamo al dunque: siamo o non siamo capaci di agire?
Tutti d’accordo no? Dico, che la paura è solo un’interferenza. Così va a finire che le giornate passate sui libri, le due ore di estetista, i mesi di preparazione atletica, il paziente sotto i ferri, l'ateismo di una vita...vanno a farsi fottere non appena la merda arriva al ventilatore. Adesso le gare di tiro al piattello dureranno giorni e si potrà tirare di scherma al computer.
Sarà questione di tecnica pura, resistenza, conoscenza. Giusto un po’ di culo, ma a quello semmai penseranno i teorici del caos che potranno prendere il posto degli psicologi.

Il cliché dello sport come metafora della vita conoscerà il suo esito. A chi fregherà più niente di guardare un calcio di rigore quando la paura di perdere non motiverà più della possibilità di vincere? La soglia invisibile superata la quale, per un errore, certamente è l’oblio giungerà come un terremoto imprevedibile, e risulterà più emozionante tifare per l’arbitro. Sì perché ciò che rende lo sport quello che è, è la possibilità di perdere e facendo sport ci accostiamo a questa soglia millimetro su millimetro, cercando di arrivare sempre più vicino senza oltrepassarla.
Non è vero che la sport è metafora della vita perché là, di norma, si evita il pericolo. Mentre avanti e indietro sulla pedana non c’è soluzione di continuità: o si vince o si perde, ce l'andiamo a cercare insomma.
Certo, si tratterà poi di modificare geneticamente i gatti per levargli il senso della fame...

13 marzo 2009

Corriere della Sera, 13 marzo 2009























E io credo di sapere anche chi sia...