23 aprile 2007

Il Graaliplo Meneghino

Il più famoso archeologo di tutti i tempi Heinrich Schliemann morì nel 1890 a Napoli. Pochi sanno però che la sua dinastia continua a perpetuarsi sotto la copertura del Priorato di Sion (il Codice da Vinci non è altro che la copertura della copertura). Qualcuno si starà già chiedendo quale arcano segreto celino i discendenti del grande Schliemann.
Pare infatti che Gennarino Schliemann abbia scoperto le rovine di quella che fu una celebre palestra di scherma del XX secolo: La Cariplo Meneghina.
Il primo reperto riemerso dalle viscere milanesi ha fatto tremare gli spadisti di mezza italia: si tratta di un fossile e per la precisione di un fossile di guanto recante la scritta "Campi Docet".
Gennarino si è subito reso conto della portata della sua scoperta ma nonostante il pericolo di ritorsioni da parte del Priorato, non si è perso d’animo e ha continuato con i suoi scavi.
Nel giro di pochi giorni altri tre cimeli sono tornati alla luce: uno stemma di Superman (probabilmente veniva applicato su una divisa) e un paio di occhiali da vista di plastica. Purtroppo le lenti sono andate distrutte col tempo ma le analisi hanno rivelato che sulle aste ci sono tracce di fibre elastiche.
Il terzo non è propriamente un cimelio; Gennarino Schliemann quando ha strabuzzato gli occhi ha usato il termine Icona. C’e’ qualcosa di sacro in quello che sto per descrivervi.
Io ho avuto la fortuna di presenziare al ritrovamento. Ad ogni pennellata, parte della polvere svaniva portando con se decenni di storia. Quando è apparsa la targa molti non volevano crederci…"ma sarà... è proprio quella?"…"siamo sicuri che possiamo toccarla?"….Qualcuno si e’ addirittura inchinato in segno di rispetto.
La targa porta i segni delle fatiche di un uomo ma si riescono a leggere parte delle incisioni che ci sono sopra:

"13 Luglio 1997, Citta’ del Capo, World Champion Veterans F.I.E".
Poco piu’ in basso un nome: "Simonpaolo".


il Messere


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17 aprile 2007

Giuseppe Mangiarotti, la linea è la miglior difesa

Pubblichiamo di seguito un articolo dedicato alla figura di Giuseppe Mangiarotti apparso sul fascicolo 2/07 della rivista Passione Stoccata. Ci e' sembrato interessante riproporlo su S&S per i suoi contenuti inediti o comunque scarsamente conosciuti ai più. Infatti se le imprese di Dario ed Edoardo Mangiarotti sono note, certamente lo stesso non si puo' dire di loro padre Giuseppe vero ispiratore di quelle gesta.

Ma da qui sorge una riflessione piu' ampia: l’epica schermistica ci racconta diffusamente di personaggi di questo calibro sportivo, riportando con puntualita' (spesso anche stucchevole) delle onoreficienze, premi, presenzialismi, compleanni, decessi, che li riguardano, contribuendo così ad alimentarne una devozione dovuta più ad un atto di fede che non alla reale conoscenza del loro contributo alla disciplina. Vengono tralasciati dalla cronaca i passaggi che hanno consentito il raggiungimento di quei grandi risultati.
Manca, in definitiva, l'aspetto culturale.
A nostro avviso, pero' questo e' importante per imparare, per capire il ruolo che questi personaggi hanno giocato nella storia della scherma, e talvolta dello sport, succedondosi nelle generazioni. Dovrebbe essere oggetto di divulgazione anche da parte della Federazione che pure con questi contenuti giustificherebbe la spesa di quella pubblicazione arida (di nome e di fatto) che e' “La Scherma” o della sua emanazione elettronica.

Questa osservazione pero' e' solo apparentemente scontata. Lo dimostra il disappunto espresso dallo stesso Edoardo Mangiarotti dopo la lettura dell’articolo non riuscendo a spiegarsi lo scarso risalto riservatogli. Nonostante il sevizio non fosse dedicato a lui ma ad un'altra persona.
La quale peraltro era suo padre.

Buona lettura.

l'Editore




Giuseppe Mangiarotti
la linea è la miglior difesa
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Negli annali della scherma internazionale il nome Mangiarotti ha risonanza come forse nessun altro. Una vicenda lunga un secolo il cui primo attore è Giuseppe Mangiarotti, caposcuola e totale innovatore della disciplina.
Lui schermidore lo era diventato per scommessa: in una serata milanese di inizio secolo, dopo aver assistito ad uno spettacolo alla Scala era andato al "Biffi" con degli amici. Lì si trovavano tutti i gaudenti e proprio in quell'occasione gli fu presentato il giornalista sportivo Olderico Rizzotti, campione italiano di fioretto. Rizzotti era esile e Mangiarotti, recordman di sollevamento pesi, lo guardò mettendosi a ridere. L'altro si offese e per spiegargli che la scherma è una questione di riflessi, agilità e intuito, lo sfidò a duello. Alla discussione fu testimone il maestro siciliano Lancia di Brolo che si candidò per preparalo al match.
È così che Giuseppe Mangiarotti affronta il suo primo incontro: l’avversario fanfarone gli concede un vantaggio e lui lo batte alle 20 stoccate. La vittoria fa scalpore, il nostro si appassiona alla disciplina e il barone siculo lo invita nella sua sala d'armi.


Ora, possiamo anche dire che quella scherma fosse statica e leziosa e blablabla, ma che un nerboruto venditore di automobili milanese, appassionato di sfide alimentari e di culturismo senza la benché minima nozione schermistica, batta a duello un vero uomo d’armi, rimane un fatto straordinario.

Nel 1906 Mangiarotti è ormai pronto ad incontrare i più grandi tiratori europei, nel 1919 addirittura li mette tutti in fila e in mezzo partecipa pure alle Olimpiadi di Londra.
In questo periodo le dà e le prende abbastanza per comprendere che tra le discipline sportive tradizionali la scherma è quella che in quei decenni subisce le evoluzioni più radicali.
Tanto per cominciare il punteggio: si vince a tre stoccate e non più ad una sola (sopravvivenza che rimane tutt’ora nel pentathlon, sport reazionario oltre che dogmatico), questo si traduce finalmente in una maggiore possibilità di rischiare, consentendo il passaggio all’agonismo e mutando il concetto schermistico fondamentale di Misura. Quelli di Tempo e Velocità subiranno il colpo di grazia con la segnalazione elettrica, la quale porta uno stravolgimento nei concetti applicativi e tattici delle azioni del combattimento. In definitiva ha dimostrato la prevalenza delle azioni semplici dirette e indirette su quelle indirette e composte.
Presa coscienza di queste evoluzioni e passato all’insegnamento, Mangiarotti è animato da intenzioni progressiste e punti di vista originali:


“Infatti nel rapporto fisico: TEMPO – SPAZIO – VELOCITA’ l’unico elemento che resta fisso e immutabile è il TEMPO DI REGISTRAZIONE, varieranno quindi lo spazio, che è in rapporto alla misura, e la velocità che si identifica nell’immediatezza dell’esecuzione.”
(E. Mangiarotti – A. Cerchiari, La Vera Scherma, 1964).


In pratica: lo stile deve essere subordinato al risultato.
“Terra!!!” Ebbene sì signori, dopo un aperitivo di troppo, Giuseppe Mangiarotti parte per duellare con un tizio conosciuto in un bar del centro e si ritrova a scoprire l’America. Voglio dire: voi ve ne state lì sulla pedana, belli pasciuti, in vantaggio di una botta, e quando l’altro respira un po’ più profondamente lo silurate con un arresto al braccio o magari con una frecciata. Facile, tutto sommato, quando per ottanta anni qualcuno l’ha fatto prima di voi. Ma qui la situazione è diversa: stiamo parlando di un pioniere che ha contribuito al balzo evolutivo che fa intenerire uno spadista vero di fronte ai "combattimenti" di scherma tradizionale. E mica che l'ambiente fosse favorevole: negazionisti come Renzo Nostini, uno che faceva il presidente della F.I.S. e che ancora una cinquantina d’anni dopo l’esecuzione delle prime flèches dichiarava che era un errore parlare di scherma moderna, che questa era rimasta la stessa dei decenni precedenti.
Intanto però il Maestro impostava lo Schermidore Nuovo e lo mandava per il mondo a diffondere il verbo. Questi ritornerà poi con 29 titoli olimpionici, 43 mondiali e 29 italiani.
Amen.

Escludendo le molte sale d’armi presso cui Giuseppe Mangiarotti ha insegnato, tra cui quella della Società del Giardino (che ha diretto) e la Santelli di Budapest, in 98 anni le società schermistiche che portano il suo nome sono state cinque, tutte a Milano:


1°) Nel 1909 sorge la I sala Mangiarotti, stava in Via Chiossetto 8 (zona San Babila).
2°) La II sarà in Via Gustavo Modena (Porta Venezia).
3°) nel 1928 la III sala Mangiarotti è in Via Passione 9 (San Babila).
4°) IV sala Mangiarotti, è il '67 e ci si allena in Via Solferino (quartiere Garibaldi) proprio sopra al Corriere della Sera.
5°) Via Zarotto 7 (Piazza della Repubblica), V sala Mangiarotti. E’ il 1980.


Ed è qui oggi sotto la Cozzi, prima piscina coperta d’Italia progettata da Luigi Secchi nel 1934 (epoca in cui rappresentava il più grande impianto per il nuoto di tutta l'Europa), che regge Dario nato nell’anno del Signore millenovecentoquindici e primo genito di Giuseppe.
In tanto tempo la Mangiarotti è stata protagonista della scena agonistica e magistrale, arrivando a monopolizzarla per venti anni con i fratelli Dario ed Edoardo, primi apostoli della sua dottrina. Se per altre dinastie schermistiche come i Bertinetti o i Montano la discendenza è stata genetica, per quella della Mangiarotti è stata culturale. Le idee del Maestro Giuseppe hanno valicato l’intimità familiare ed echeggiano ancora oggi nelle sale di tutto il mondo, da sotto questa piscina, da sotto quegli sbraccianti primitivi che certo non hanno bisogno di interpreti. Mica se lo immaginano, loro, di galleggiare sopra la storia dello sport.


3 aprile 2007

XIV Trofeo Noris Felloni: vincere con la solidarietà

Il 15 aprile prossimo venturo il Circolo della Scherma di San Nicandro Garganico (FG) organizza il XIV "Trofeo Noris Felloni: vincere con la solidarietà" con il patrocinio della Segreteria Sociale della Federazione Italiana Scherma.
Partecipando contribuirai con 1 euro della quota di iscrizione* alla campagna "Un polpaccio per la vita", il progetto umanitario della F.I.S. per sfamare un villaggio del Darfur con il polpaccio destro di Francesco Martinelli.
Contestualmente uno degli sponsor dell’iniziativa, il tecnico milanese Carlo Ponzi, devolverà a sostegno della campagna 800 euro per ogni cartellino giallo assegnato durante la competizione, 1.600 per ogni cartellino rosso e ben 3.200 per ogni nero!
Scherma & Sperma è media partner dell’evento e contribuisce mettendo a disposizione la sezione Commenti per le pre-iscrizioni. Aderite numerosi!!!

*40 euro.

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7 marzo 2007

Ritornare a Parmenide















"A mio parere, dobbiamo accettare il fatto che l'opera resterà incompiuta nel suo titanico compito. Ciò nondimeno credo che l'impresa sia meritoria e assai degna del comune sforzo, collocandosi nella sfera delle sfide più ardite che la ragione umana abbia mai affrontato". (A. Di Legge, a proposito della Misura)

Senz'altro appropriato, a mio avviso, questo commento del Di Legge nel corso di un suo brillante excursus sulla misura ("Che cos'è la misura", Copyright 2006 Scherma&Sperma).
Con questo scritto l'autore rimarca innanzitutto alcune importanti analogie tra la fisica quantistica e le dinamiche schermistiche; in particolare, seguendo un principio di "dualità non antagonistica" (PDNA), già noto e compreso in riferimento al rapporto Massa/Energia, il Di Legge deduce giustamente la possibilità di trasformazione e realizzazione del Tempo in Misura.
Credo però che a questo punto la profondità raggiunta dall'analisi del problema meriti il ritorno a questioni fondamentali e ineludibili del pensare umano. Se finora la discussione si è articolata sul terreno della fisica e dei suoi sviluppi recenti, propongo adesso una riformulazione puramente filosofica degli argomenti, nella speranza di illuminare nuovi sentieri lungo i quali avvicinare le risposte.

Ritornare a Parmenide

Inevitabile, per chiunque si proponga di comprendere a fondo il pensiero moderno, il confronto con l'antico pensiero greco. La stessa scienza moderna discende direttamente dalla Grecia: è stata infatti la filosofia a creare, si può quasi dire "dal nulla", le categorie fondamentali attraverso le quali si declina il ragionamento scientifico, anche il più recente.
Per quanto riguarda la questione qui trattata, la Misura e le difficoltà alla sua piena comprensione e messa in pratica, ritengo utile un ritorno all'opera del filosofo Parmenide (Elea, VI sec. a.c.) e del suo allievo Zenone.
Se, in virtù del PDNA esplicitato dal Di Legge è possibile supporre una conversione del Tempo in Misura, quest'ultima, a sua volta, implica senz'altro un'immediata accetazione del movimento e quindi del Divenire, in direzione di una molteplicità fondamentale dell'Essere stesso (inevitabilmente, per avere una "distanza" da gestire durante un assalto deve esistere innanzitutto uno spostamento ossia un divenire degli avversari e, più in generale, di "cio che è", dell'Essere).
Il pensiero di Parmenide intendeva invece opporsi a tutte le filosofie del molteplice e del divenire, di cui egli rilevava acutamente la contraddittorietà. Partito dal riconoscimento logico e metodologico delle esigenze del pensiero e del discorso, l'eleatico giunge a dichiarare l'impensabilità, l'inesprimibilità e l'inesistenza del non-essere e la parimenti assoluta esistenza dell'essere, che condiziona la possibilità di pensare e dire il vero. All'essere non potrà venir riferito, per l'opposizione ora accennata, alcun attributo che possa in qualche modo diminuirne la positività, assimilandolo al non-essere. Ci si dovrà limitare a dire che esso è uno, invariabile, immobile, eterno. E come possiamo conciliare la concezione parmenidea dell'essere col fatto incontrovertibile che l'esperienza ci presenta continuamente degli esseri molteplici, variabili, temporanei? Secondo Parmenide non vi è altro da fare che respingere la nostra spontanea fiducia nell'esperienza, riconoscendo che essa costituisce per l'uomo una via di conoscenza illusoria. In parole povere, seguendo questa concezione, guardando un assalto di scherma dovremmo cercare di elevare la nostra prospettiva fino alla visione dell'essere assoluto e immobile, oltre le illusorie parvenze di movimento, passi avanti, affondi e stoccate.

I paradossi di Zenone

Zenone di Elea, più giovane di Parmenide di circa venticinque anni, fu un ingegno acuto, sottile, vigorosamente polemico. Per gli argomenti ideati a difesa dell'unità ed immobilità dell'essere e per il suo metodo di discussione, Aristotele lo considerò il fondatore della dialettica. Nientemeno. L'originalità del metodo zenoniano consisteva nell'assumere a punto di partenza la tesi da confutare e nel dedurne rigorosamente tutte le logiche conseguenze, per mostrarne la contraddittorietà e di conseguenza l'assurdità della tesi.
I celebri argomenti di Zenone a difesa della filosofia di Parmenide mirano a provarci che, se la negazione del movimento e della molteplicità può a prima vista parere assurda, l'ammissione di essi conduce tuttavia ad assurdità ancor più gravi, nascoste, ma non risolte, dal linguaggio ordinario. Il perno di tali argomenti consiste nella dimostrazione che, sia nella nozione di movimento, sia in quella di pluralità, si annida il delicato concetto di infinito.

Applichiamo ora un tipico argomento zenoniano al concetto di misura schermistica:
-Immaginiamo che uno schermidore debba spostarsi da un estremo all'altro di una pedana: prima di aver percorso tutta la pedana dovrà aver percorso la metà; prima di questa, la metà della metà, e così via all'infinito.
In modo analogo, se Rota vuole raggiungere un lentissimo schermidore obeso di 70 anni, che si trova al momento troppo distante per essere raggiunto da una devastante presa di ferro e affondo, dovrà innanzitutto percorrere il tratto s che li separa, poi il tratto s' percorso dallo schermidore obeso mentre Rota percorreva s, poi il tratto s'' e così via, all'infinito.

Verso la Quarta Dimensione

In questi esempi il movimento si frantuma dunque in infiniti moti, sia pure sempre più piccoli ma non mai nulli. Proprio questa loro infinità è causa di profonde difficoltà concettuali, che non possono non rendere perplesso qualsiasi uomo disposto al ragionamento.
E' bene ricordare che gli argomenti zenoniani non sono certo semplici sofismi o pseudoragionamenti. In realtà essi attirano efficacemente la nostra attenzione su alcune gravissime difficoltà dei concetti di movimento e lunghezza e quindi, infine, di Misura.
Si esprime assai bene il Di Legge:

"Il problema che in questa sede ci stiamo ponendo, dobbiamo riconoscerlo, si trova ai limiti delle possibilità di comprensione della ragione umana"

Personalmente sono convinto che, se una reale e piena comprensione della misura ci è ora preclusa da limiti cognitivi del cervello e della mente umana, allora potrebbe avere senso parlare di inaccessibilità a quella Quarta Dimensione che forse tutto chiarirebbe. Ma, almeno per ora, i nostri assalti di scherma sembrano confinati negli stretti ranghi delle tre dimensioni.

O forse no?...

un matto

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4 marzo 2007

Fenomenologia del risucchione

1. Che cos’è?

Il risucchione (altrimenti o’risucchione) è una anomalia dello spaziotempo quadridimensionale in cui agisce lo schermidore.
Esso si produce attorno alla superficie di un bersaglio quando questo, accelerato oltre la velocità critica di 4,97 m/s, è sottoposto ad un repentino e convulso cambio di direzione. Entro questo limite l’energia cinetica è bilanciata da un fenomeno quantistico detto pressione di degenerazione, legato al Principio di Esclusione di W. Pauli. In seguito alla fortissima contrazione, in questa regione di spazio si crea il vuoto il quale è istantaneamente colmato dalla materia circostante a causa dell’improvviso cambio di pressione. A questo punto la densità in quest’area raggiunge velocemente valori tali da creare uno squilibrio nella forza gravitazionale, producendo un’attrazione talmente elevata da non permettere l'allontanamento di alcunché dal suo centro, nemmeno della radiazione elettromagnetica (inclusa la luce) talvolta persino dalle pedane circostanti.
Si ha così una curvatura infinita dello spaziotempo, che può far nascere dei cunicoli all'interno del risucchione stesso. Alcuni scienziati hanno così ipotizzato che, almeno in linea teorica, è possibile viaggiare nel passato, visto che i cunicoli collegano due regioni diverse dello spaziotempo.
Poiché neanche la luce riesce fuggire da quest'area, i risucchioni non possono essere osservati direttamente prendendone coscienza solo a collasso avvenuto.


2. Modelli fisici e modelli matematici


2a. Il Modello di Mangiarotti

Noto anche come Quarta legge della Relatività Schermistica, è la teoria più generale: una volta contratto in un risucchione l’avversario aumenta la sua velocità angolare in virtù del principio di conservazione della quantità di moto, rendendo così inevitabile il collasso infinito.

2b. Il Modello di Mandrioli

L’avversario trascina con se lo spaziotempo circostante distorcendolo. Si dice che in una dimensione parallela ci sia uno Schaier che fa il tecnico delle armi a Tauberbishofsheim.

2c. Il Modello di Bozzo

Secondo questo modello ipotetico due risucchioni contrapposti provocherebbero la distruzione dell’universo.





In questa rappresentazione virtuale il Modello di Bozzo applicato al Maledetto Scordinato Imprevedibile (particolare)



3. Bibliografia



- L.M., Che cos’è la misura. Divagazioni filosofiche di L.M., Scherma & Sperma Editoriale all'Arma Bianca

- il Messere, I Tempi, Scherma & Sperma Editoriale all'Arma Bianca

-il Messere, La Misura, Scherma & Sperma Editoriale all'Arma Bianca

-unmatto, Il Maledetto Scordinato Imprevedibile, Scherma & Sperma Editoriale all'Arma Bianca

- Aries, Biomeccanica e sintassi della scherma: un connubio possibile?, Scherma & Sperma Editoriale all'Arma Bianca



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